Decreto di esdebitazione anonimizzato – esdebitazione dal Tribunale di Viterbo

IL CASO.

Un nostro assistito ha ottenuto l’esdebitazione dal Tribunale di Viterbo: con decreto del 18 luglio 2025 è stato liberato dai debiti rimasti dopo cinque anni di liquidazione del patrimonio (art. 14-terdecies L. 3/2012).

Lui fa l’operaio, a tempo indeterminato, in una piccola ditta artigiana della provincia. Il suo stipendio, circa 1.800 euro al mese compresi gli assegni familiari, è l’unico reddito di una famiglia di quattro persone: la compagna non lavora e i due figli, entrambi piccoli, hanno una disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104. Terapia alla neuropsichiatria infantile quattro volte a settimana, controlli periodici in un ospedale pediatrico di Roma, visite specialistiche.

I debiti sono arrivati uno dopo l’altro, come succede quasi sempre. Un primo prestito per chiudere un finanziamento precedente e qualche spesa arretrata; un secondo per la nascita del secondo figlio, la cameretta, il passeggino; un terzo per l’auto, indispensabile per portare i bambini alle terapie. Poi le visite, l’affitto, le bollette, il nido e la mensa hanno reso le rate impossibili. A peggiorare le cose, una società privata che prometteva di «difendere i debitori» gli aveva fatto firmare un contratto da quasi 5.000 euro, che è diventato a sua volta un debito. In tutto, circa 45.000 euro, quasi tutti verso tre finanziarie.

L’ITER DELLA PROCEDURA.

Con l’assistenza dell’Avv. Berardo Di Ferdinando è stata chiesta la liquidazione del patrimonio prevista allora dall’art. 14-ter della legge 3/2012, una delle procedure di sovraindebitamento. Il nostro assistito non aveva immobili: ha messo a disposizione dei creditori la parte dello stipendio eccedente quanto serve a mantenere la famiglia. Il Tribunale di Viterbo ha aperto la liquidazione il 28 novembre 2019 e ha fissato quella soglia, il cosiddetto minimo vitale, in 1.200 euro al mese.

Una procedura lunga cinque anni non va avanti col pilota automatico, e questa lo dimostra. Su nostra istanza il minimo vitale è stato portato a 1.300 euro nel 2020 e a 1.450 euro nel 2022, documentando mese per mese le spese della famiglia e il peggioramento della disabilità di uno dei bambini. Con il lockdown del 2020 e la cassa integrazione il giudice ha sospeso i versamenti. Sono stati ammessi anche alcuni piccoli debiti anteriori emersi dopo l’apertura. E c’è stata la partita dell’auto: nel 2023 il giudice ne aveva ordinato la consegna per venderla all’asta, ma l’auto serviva per le terapie dei figli. Abbiamo chiesto e ottenuto, a febbraio 2024, che il suo valore, 6.000 euro, fosse pagato con le eccedenze dello stipendio: l’auto è tornata alla famiglia e l’asta è stata fermata.

Il risultato per i creditori è stato tutt’altro che simbolico. Con le quote di stipendio e il valore dell’auto la procedura ha raccolto oltre 37.000 euro: pagate le spese della procedura, i creditori privilegiati hanno ricevuto il 100% e i chirografari, cioè le finanziarie, l’82% di quanto avevano chiesto, oltre 28.000 euro in tutto. Il 7 gennaio 2025 il Tribunale ha approvato il riparto e chiuso la procedura.

LA SOLUZIONE.

A gennaio 2025 abbiamo depositato il ricorso per l’esdebitazione, documentando le condizioni dell’art. 14-terdecies: la collaborazione con il liquidatore per tutta la procedura, nessuna esdebitazione negli otto anni precedenti, casellario e carichi pendenti puliti, il lavoro mai lasciato, i creditori soddisfatti in buona parte. L’udienza si è svolta con trattazione scritta e nessun creditore ha presentato osservazioni.

Il 18 luglio 2025 il Tribunale di Viterbo, ritenute sussistenti tutte le condizioni di legge, ha concesso l’esdebitazione e dichiarato la liberazione dai debiti non soddisfatti integralmente. Su circa 45.000 euro di debiti la procedura ne ha pagati oltre 28.000: dei circa 16.000 euro rimasti, fra i crediti ammessi e non pagati per intero e quelli dei creditori che non avevano nemmeno chiesto di partecipare, il nostro assistito si è liberato.

Il credito non scompare: resta verso eventuali coobbligati e fideiussori. A lui, però, non può più essere chiesto. Fuori dalla liberazione restano solo i debiti che la legge esclude sempre (art. 14-terdecies co. 3 L. 3/2012), elencati nella nostra guida sui debiti esclusi dall’esdebitazione.

Del caso ha scritto anche il quotidiano online Tusciaweb, il 13 settembre 2025: «Operaio accumula debiti senza colpa, salvato dalla “legge antisuicidi”».

Per scaricare il decreto di esdebitazione, clicca qui

Domande frequenti

Come si ottiene l’esdebitazione dal Tribunale di Viterbo?

Con un ricorso al Tribunale dopo la chiusura della liquidazione, documentando le condizioni di legge (art. 14-terdecies L. 3/2012 per le procedure vecchie, art. 282 CCII per la liquidazione controllata). In questo caso il decreto è arrivato sei mesi dopo il ricorso, con trattazione scritta.

Le spese per i figli con disabilità contano nel minimo vitale?

Sì. Il giudice lascia al debitore quanto serve a mantenere la famiglia, e le spese documentate contano: qui il minimo vitale è salito da 1.200 a 1.450 euro al mese durante la procedura.

Nella liquidazione si perde l’auto?

Non necessariamente. Qui l’auto, indispensabile per le terapie dei figli, è rimasta alla famiglia pagandone il valore, 6.000 euro, con le eccedenze dello stipendio.

Le società che promettono di «difendere i debitori» sono un’alternativa?

No. Non sono procedure previste dalla legge: in questo caso il contratto con una di queste società era diventato un altro debito da quasi 5.000 euro. La strada prevista dalla legge è la procedura davanti al Tribunale, con l’organismo di composizione della crisi.

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Avv. Berardo Di Ferdinando — dal 2016 si occupa in via prevalente di sovraindebitamento e crisi d’impresa. Master universitario di II livello in gestione della crisi d’impresa e da sovraindebitamento; iscritto agli elenchi dei gestori della crisi presso il Ministero della Giustizia.
Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2026.

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