Debiti da risarcimento danni e sovraindebitamento: auto ammaccata e persona di spalle con una lettera

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Dipende dalla procedura. Nella liquidazione controllata i debiti da risarcimento danni per un fatto illecito entrano nella procedura, ma la parte non pagata resta dovuta anche dopo l’esdebitazione (art. 278 co. 7 del Codice della crisi, D.Lgs. 14/2019). Nella ristrutturazione dei debiti del consumatore e nel concordato minore, invece, la legge non prevede questa esclusione: il piano può pagarli anche solo in parte, come gli altri debiti (artt. 67 e 74 CCII).

Capita più spesso di quanto si pensi. Un incidente con la macchina quando l’assicurazione non copriva tutto, una lite finita male, un danno all’appartamento del vicino, una condanna penale con il risarcimento alla persona offesa. Quel debito arriva magari tutto in una volta, si somma a prestiti e cartelle, e diventa il macigno che rende tutto il resto impossibile. Chi ci si trova dentro di solito pensa che quel debito «non si tocca» e che quindi non ci sia niente da fare. Non è così semplice, e in molti casi una strada c’è.

Quali sono i debiti da risarcimento danni di cui parla la legge

La regola speciale riguarda solo il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale: il danno causato a qualcuno con cui non si aveva un contratto, per esempio in un incidente stradale, con lesioni a una persona, danneggiando una cosa altrui, o con un reato (art. 2043 c.c.). È il caso anche del risarcimento riconosciuto alla parte civile in un processo penale.

È diverso il danno da inadempimento di un contratto: i lavori non fatti o fatti male, la penale per un contratto non rispettato, i danni all’appartamento preso in affitto lasciato in cattive condizioni. Questi sono debiti come tutti gli altri e seguono le regole normali in ogni procedura. Per questo la prima cosa da fare è leggere la sentenza o la richiesta di risarcimento e capire da dove nasce il debito.

Il risarcimento da fatto illecito e l’esdebitazione nella liquidazione controllata

Nella liquidazione controllata il creditore che deve avere un risarcimento partecipa alla procedura come tutti gli altri: chiede di essere ammesso, e dalla vendita dei beni e dalle somme messe a disposizione riceve la sua parte, secondo il suo grado. Alla fine però arriva la differenza. L’esdebitazione, cioè la liberazione dai debiti che non si sono potuti pagare, non vale per i debiti da risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, come non vale per gli obblighi di mantenimento e per le sanzioni penali e amministrative non accessorie (art. 278 co. 7 CCII).

Un esempio, con numeri inventati: un danno da 40.000 euro, nella procedura il creditore riceve 4.000 euro; con l’esdebitazione ci si libera dagli altri debiti rimasti non pagati, ma i 36.000 euro del risarcimento restano dovuti. Lo stesso limite, che sta fra le regole generali sull’esdebitazione, va messo in conto anche per chi chiede l’esdebitazione del debitore incapiente (art. 283 CCII). Gli altri debiti esclusi li spieghiamo nella guida su quali debiti restano dopo l’esdebitazione.

Questo non vuol dire che la liquidazione controllata sia inutile per chi ha anche un risarcimento da pagare. Se il resto dei debiti è grande, liberarsene può bastare a rendere sostenibile quello che resta, magari con un accordo diretto con il danneggiato.

Il risarcimento danni nel piano del consumatore e nel concordato minore

Nella ristrutturazione dei debiti del consumatore le cose stanno diversamente. Qui non c’è un elenco di debiti esclusi: la proposta «ha contenuto libero» e può prevedere il pagamento «anche parziale e differenziato» dei crediti (art. 67 co. 1 CCII). La regola dell’art. 278 riguarda l’esdebitazione nella liquidazione giudiziale e nella liquidazione controllata (art. 278 co. 1 CCII). Il risultato è che il piano può trattare il risarcimento come gli altri debiti senza garanzie: pagarne una percentuale, a rate, secondo quello che il reddito consente. Lo stesso vale per il concordato minore, dove la proposta può prevedere il soddisfacimento «anche parziale» dei crediti in qualsiasi forma (art. 74 co. 3 CCII).

Bisogna però essere onesti su due punti. Il primo: c’è chi sostiene che l’esclusione dell’art. 278 vada applicata anche al piano del consumatore, e su questo i tribunali non sono ancora tutti d’accordo. Il secondo: il danneggiato può contestare la convenienza del piano, e in quel caso il giudice approva solo se il creditore riceve almeno quanto avrebbe in una liquidazione controllata (art. 70 co. 7 CCII; per il concordato minore art. 80 co. 3 CCII). Per questo un piano che contiene un risarcimento importante va costruito con cura, con i numeri a confronto.

Quale strada conviene

Non c’è una risposta uguale per tutti. Conta quanto pesa il risarcimento rispetto agli altri debiti, quanto si guadagna, se ci sono beni, e che cosa ha deciso il giudice nella causa da cui nasce il debito. Se il risarcimento è una parte piccola dei debiti, la liquidazione controllata può comunque essere la via migliore. Se è il debito principale, di solito conviene ragionare su un piano. A volte la soluzione è un accordo diretto con il danneggiato, preparato sapendo che cosa succederebbe nelle diverse procedure.

Domande frequenti sui debiti da risarcimento danni

I debiti da risarcimento danni si possono mettere nel sovraindebitamento?

Sì, entrano in tutte le procedure. Nella liquidazione controllata il danneggiato partecipa alla procedura, ma la parte non pagata del risarcimento da fatto illecito resta dovuta anche dopo l’esdebitazione (art. 278 co. 7 CCII).

Con la liberazione dai debiti mi libero anche del risarcimento per un incidente?

Nella liquidazione controllata no: il risarcimento da fatto illecito extracontrattuale è escluso dall’esdebitazione (art. 278 co. 7 lett. b CCII). Nella ristrutturazione dei debiti del consumatore la legge non prevede questa esclusione e il piano può pagarlo anche in parte (art. 67 co. 1 CCII).

Il danno per un contratto non rispettato è escluso anche lui?

No. L’esclusione riguarda solo il danno da fatto illecito extracontrattuale (art. 2043 c.c.). Il risarcimento per l’inadempimento di un contratto è un debito come gli altri e rientra nella liberazione dai debiti.

Il danneggiato può opporsi al mio piano?

Sì, può contestarne la convenienza. Il giudice approva lo stesso il piano se il danneggiato riceve almeno quanto avrebbe in una liquidazione controllata (art. 70 co. 7 CCII).

Ho un risarcimento da una condanna penale: posso fare la procedura?

La condanna non chiude la porta da sola. Il risarcimento alla persona offesa nasce da un fatto illecito e segue le regole viste sopra. Conta piuttosto come è nato il sovraindebitamento: chi lo ha causato con colpa grave, malafede o frode non può accedere alla ristrutturazione dei debiti del consumatore (art. 69 co. 1 CCII).

Da dove si comincia

Avere un risarcimento da pagare non significa essere tagliati fuori dalla legge sul sovraindebitamento. Significa solo che la strada va scelta con più attenzione. Aspettare però non conviene, perché nel frattempo interessi e azioni dei creditori vanno avanti. Nel primo colloquio leggiamo insieme la sentenza o la richiesta di risarcimento e l’elenco degli altri debiti, e ti diciamo con chiarezza quale procedura si può percorrere e che cosa resterebbe da pagare. Guardare non impegna a nulla.

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Avv. Berardo Di Ferdinando — dal 2016 si occupa in via prevalente di sovraindebitamento e crisi d’impresa. Master universitario di II livello in gestione della crisi d’impresa e da sovraindebitamento; iscritto agli elenchi dei gestori della crisi presso il Ministero della Giustizia.
Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2026.

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