Pignoramento delle fatture: tipografo nella sua bottega accanto alla macchina da stampa, sul bancone il portatile e le fatture stampate

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Sì: se hai una partita IVA e cartelle non pagate, l’Agenzia delle entrate-Riscossione può ordinare ai tuoi clienti di pagare a lei, invece che a te, quello che ti devono (art. 72-bis D.P.R. 602/1973). Dal 2026, in più, sa chi sono quei clienti: la legge di bilancio le ha dato accesso ai dati delle fatture elettroniche che emetti (art. 1 co. 117 L. 199/2025), e il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 22 maggio 2026 ha stabilito come.

In breve. Il pignoramento delle fatture non è un pignoramento nuovo: la Riscossione poteva già pignorare i crediti verso i clienti. Quello che cambia è che adesso li trova senza fatica. L’Agenzia delle Entrate le passa, a intervalli regolari, l’elenco dei clienti a cui il debitore ha fatturato negli ultimi sei mesi, con quanto e quante volte. Riguarda solo chi ha la partita IVA e debiti già affidati alla Riscossione, e solo le fatture ad altri titolari di partita IVA. Si ferma con la rateizzazione, se i debiti sono sostenibili, oppure con le procedure di sovraindebitamento, che bloccano le azioni esecutive.

Per chi lavora in proprio è una delle paure più concrete. Non il pignoramento della casa, che arriva dopo anni, ma la telefonata di un cliente: «mi è arrivata una lettera della Riscossione, dice che la tua fattura devo pagarla a loro». Il lavoro è fatto, il compenso non arriva, e in più il cliente adesso sa dei tuoi debiti.

Vediamo che cosa è cambiato davvero, che cosa la Riscossione può fare e che cosa no, e quali sono le strade per fermarla.

Pignoramento delle fatture: che cosa è cambiato nel 2026

La legge di bilancio 2026 (art. 1 co. 117 L. 30 dicembre 2025 n. 199) ha aggiunto una lettera alle regole sulla fatturazione elettronica (art. 1 co. 5-bis lett. b-ter D.Lgs. 127/2015). I dati delle fatture, che prima servivano all’Agenzia delle Entrate, alla Guardia di Finanza e alle Dogane per i controlli, ora possono andare anche all’Agenzia delle entrate-Riscossione, «per le attività di analisi mirate all’avvio di procedure esecutive presso terzi».

Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 22 maggio 2026 (prot. n. 153611/2026) dice esattamente che cosa passa:

  • per ogni debitore, e per chi è obbligato in solido con lui, la somma degli importi e il numero delle fatture emesse verso uno stesso cliente nei sei mesi precedenti;
  • di ogni cliente, i dati che servono per pignorare: codice fiscale, partita IVA, nome o denominazione e domicilio fiscale.

Non passa il contenuto delle fatture, cioè che cosa hai venduto o quale lavoro hai fatto: solo chi ti paga e quanto. Nella prima fase i dati viaggiano per PEC in file protetti; poi ci sarà uno scambio automatico.

Chi riguarda il pignoramento presso terzi delle fatture

Il provvedimento lo dice con precisione, e conviene leggerlo bene perché in rete circolano versioni allarmistiche.

Riguarda solo chi ha la partita IVA (artigiani, commercianti, professionisti, piccole imprese) e ha debiti già affidati alla Riscossione: cartelle, avvisi di accertamento esecutivi, carichi di INPS o di altri enti. Chi non ha debiti con la Riscossione non è interessato. Chi ha debiti ma non ha la partita IVA nemmeno: per lui non ci sono fatture da guardare.

Riguarda solo le fatture verso altri titolari di partita IVA. Il «terzo pignorabile» è il cliente che ha una partita IVA: un’impresa, un altro professionista, un ente. Le fatture fatte ai privati non entrano nel flusso dei dati.

Il provvedimento prevede anche una certa gradualità: le direzioni regionali dell’Agenzia e la Riscossione decidono quante posizioni segnalare tenendo conto del territorio e della capacità degli uffici, applicando «criteri di gradualità nell’attivazione delle procedure di pignoramento». Non vuol dire che non succederà; vuol dire che non succederà a tutti nello stesso giorno.

Come funziona il pignoramento della Riscossione presso i clienti

Lo strumento è quello di sempre, il pignoramento dei crediti verso terzi dell’art. 72-bis D.P.R. 602/1973. La Riscossione non ha bisogno di passare dal giudice: notifica al cliente un atto con l’ordine di pagare direttamente a lei. Per le somme già dovute il cliente deve pagare entro sessanta giorni; per quelle che maturano dopo, alle rispettive scadenze.

Due cose da sapere:

  • per i compensi incassati con fattura non valgono, di regola, le quote massime previste per stipendi e pensioni (un decimo, un settimo o un quinto a seconda dell’importo: art. 72-ter D.P.R. 602/1973 e art. 545 c.p.c.). Il pignoramento può prendere l’intero importo della fattura, fino a coprire il debito;
  • il cliente viene a sapere dei tuoi debiti, ed è spesso questo il danno più grande. Un cliente che riceve un ordine di pagamento della Riscossione può decidere di cambiare fornitore o professionista.

Dal 1° gennaio 2027 queste regole passeranno nel nuovo testo unico della riscossione (D.Lgs. 33/2025), che prende il posto del vecchio D.P.R. 602/1973; il meccanismo resta lo stesso.

Come si ferma il pignoramento delle fatture

La strada giusta dipende da una domanda sola: i debiti si possono pagare, magari a rate, oppure no?

Se i debiti sono sostenibili: la rateizzazione. Con la domanda di rateizzazione alla Riscossione, finché non viene decisa, non possono essere avviate nuove procedure esecutive; e il pagamento della prima rata fa cadere quelle già avviate, salvo che le somme siano già state assegnate (art. 19 co. 1-quater e 1-quater.2 D.P.R. 602/1973). Fino a 120.000 euro basta una domanda, e per le richieste del 2025 e del 2026 il piano arriva a 84 rate mensili. Se avevi aderito alla rottamazione e hai saltato una rata, è il caso di guardare subito la situazione: ne abbiamo parlato nell’articolo sulla rata non pagata della rottamazione quinquies.

Se i debiti non si possono pagare: il sovraindebitamento. Quando i debiti con il Fisco si sommano a quelli con le banche, con la cassa previdenziale e con i fornitori, la rateizzazione sposta il problema e basta. Chi ha la partita IVA, e non è soggetto alla liquidazione giudiziale, rientra nel sovraindebitamento (art. 2 co. 1 lett. c CCII), e ha due procedure che fermano le azioni esecutive:

  • il concordato minore, pensato per chi vuole continuare a lavorare (art. 74 CCII). Su richiesta del debitore, il giudice che apre la procedura dispone che, fino all’omologazione definitiva, non si possano iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio e sui beni con cui si lavora (art. 78 co. 2 lett. d CCII). E il tribunale può approvare il piano anche se il Fisco vota contro, quando la proposta gli dà più di una liquidazione (art. 80 co. 3 CCII);
  • la liquidazione controllata, quando l’attività è finita o non regge più. Dalla sentenza di apertura nessun creditore può iniziare o proseguire azioni esecutive individuali (artt. 270 co. 5 e 150 CCII), e alla fine si ottiene la liberazione dai debiti rimasti.

Di come funziona oggi la protezione dalle azioni esecutive, e della proposta di legge che vorrebbe sospenderle per 180 giorni, abbiamo parlato nell’articolo sullo stop ai pignoramenti. Se invece la partita IVA l’hai già chiusa, la situazione è diversa: la trovi nell’articolo sulla partita IVA chiusa con debiti.

Domande frequenti sul pignoramento delle fatture

Che cos’è il pignoramento delle fatture?

È il pignoramento presso terzi con cui l’Agenzia delle entrate-Riscossione ordina ai clienti di un debitore con partita IVA di pagare a lei quanto gli devono (art. 72-bis D.P.R. 602/1973). Dal 2026 la Riscossione individua i clienti grazie ai dati delle fatture elettroniche (art. 1 co. 117 L. 199/2025; provv. Agenzia delle Entrate 22 maggio 2026).

Quali dati delle fatture riceve la Riscossione?

La somma degli importi e il numero delle fatture emesse verso ogni cliente negli ultimi sei mesi, e del cliente il codice fiscale, la partita IVA, il nome o la denominazione e il domicilio fiscale. Il contenuto delle fatture non viene trasmesso (provv. 22 maggio 2026, punto 3).

Il pignoramento delle fatture riguarda anche le fatture ai privati?

No. Il provvedimento riguarda solo le fatture emesse verso altri titolari di partita IVA, cioè imprese, professionisti ed enti. I clienti privati non ricevono l’ordine di pagamento sulla base di questi dati.

Il pignoramento può prendere tutta la fattura?

Di regola sì. Le quote massime pignorabili (un decimo, un settimo, un quinto) valgono per stipendi, salari e pensioni (art. 72-ter D.P.R. 602/1973 e art. 545 c.p.c.), non per i compensi incassati con fattura, che possono essere pignorati fino a coprire il debito.

Come si blocca il pignoramento delle fatture?

Con la domanda di rateizzazione non possono partire nuovi pignoramenti, e la prima rata fa cadere quelli in corso se le somme non sono già state assegnate (art. 19 D.P.R. 602/1973). Se i debiti non sono sostenibili, il concordato minore e la liquidazione controllata bloccano le azioni esecutive (artt. 78 co. 2 lett. d e 150 CCII).

Da dove si comincia

Un pignoramento presso i clienti fa paura perché colpisce il lavoro, cioè proprio quello che serve per uscire dai debiti. Ma non arriva dal nulla: arriva quando ci sono cartelle rimaste ferme, e prima si guarda la situazione, più strade restano aperte. A volte basta una rateizzazione fatta bene; a volte i debiti sono troppi, e allora la legge sul sovraindebitamento esiste proprio per chi lavora in proprio e non ce la fa più. Nel primo colloquio guardiamo insieme le cartelle e gli altri debiti e ti diciamo quale strada è percorribile. Guardare non impegna a nulla.

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Avv. Berardo Di Ferdinando — dal 2016 si occupa in via prevalente di sovraindebitamento e crisi d’impresa. Master universitario di II livello in gestione della crisi d’impresa e da sovraindebitamento; iscritto agli elenchi dei gestori della crisi presso il Ministero della Giustizia.
Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2026.

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