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Se hai scelto di pagare la rottamazione quinquies a rate, puoi restare indietro di una rata senza perdere il beneficio; con due rate non pagate, anche non di seguito, oppure con l’ultima rata non pagata, la definizione agevolata diventa inefficace e il debito torna com’era, con sanzioni e interessi (L. 199/2025, art. 1 commi 82-101). Per la rata del 30 settembre 2026 non ci sono i cinque giorni di tolleranza, salvo che sia l’ultima del tuo piano.
Aggiornamento del 2 ottobre 2026. Se hai scelto di pagare la rottamazione quinquies in due rate, quella del 30 settembre è la tua ultima rata: per te valgono i cinque giorni di tolleranza e puoi ancora pagarla entro lunedì 5 ottobre 2026 senza perdere il beneficio. Dopo quella data la rata conta come non pagata e la definizione agevolata diventa inefficace.
In questi giorni in tanti ricevono il promemoria della seconda rata e si chiedono che cosa succede se non riescono a pagarla. È una domanda seria, perché la risposta cambia molto a seconda di come sono andate le rate precedenti. Vediamo le regole come le spiega la stessa Agenzia delle entrate-Riscossione, e che cosa si può fare quando la rottamazione non basta più.
Quando si perde la rottamazione quinquies
La rottamazione diventa inefficace, cioè si perde, in tre casi: se non paghi, o paghi meno del dovuto, l’unica rata, quando hai scelto di pagare tutto in una volta; se non paghi due rate, anche non consecutive, quando hai scelto il piano a rate; se non paghi l’ultima rata del piano.
Chi ha scelto il piano a rate paga la prima il 31 luglio 2026, la seconda il 30 settembre 2026 e la terza il 30 novembre 2026; dal 2027 le rate cadono ogni due mesi, fino al 31 maggio 2035, con un interesse del 3% annuo dal 1° agosto 2026. Ogni rata non può essere inferiore a 100 euro.
La rata del 30 settembre: ci sono cinque giorni di tolleranza?
No, per la maggior parte delle persone. La legge concede i cinque giorni in più solo per l’unica rata, a chi ha scelto di pagare in una volta, e per l’ultima rata del piano. Per tutte le altre rate la scadenza è quella, e il pagamento fatto dopo conta come rata non pagata. Se il tuo piano finisce proprio il 30 settembre, allora il 30 settembre è la tua ultima rata e hai tempo fino al 5 ottobre.
Qui c’è però un punto che spesso sfugge. Saltare una rata non fa decadere in quel momento, ma non è un regalo. Quando paghi la rata successiva, la somma va a coprire quella rimasta indietro: in pratica resti sempre una rata in arretrato. E se l’arretrato arriva fino in fondo, a restare scoperta è l’ultima rata, e a quel punto si decade. La stessa Agenzia lo spiega con un esempio nelle sue domande frequenti del 18 settembre 2026.
Quindi, prima di decidere di non pagare il 30 settembre, conviene guardare come sono andate le rate prima. Se hai già saltato quella del 31 luglio, la rata di settembre non pagata è la seconda: la rottamazione è persa.
Cosa succede se decadi
Le conseguenze sono tre, e sono pesanti. Quello che hai già versato non si perde, ma vale solo come acconto su quanto dovevi in origine. Il debito torna intero, con sanzioni, interessi di mora e aggio. E l’Agente della riscossione riprende le azioni di recupero: può avviare nuovi pignoramenti e proseguire quelli che erano fermi dal giorno della domanda di adesione.
C’è anche una quarta conseguenza, che pochi conoscono: dopo la decadenza quelle cartelle non si possono più rateizzare con la dilazione ordinaria dell’art. 19 D.P.R. 602/1973. Chi decade resta quindi con il debito pieno e senza la possibilità di spalmarlo a rate.
Se la rottamazione non basta: le procedure di sovraindebitamento
Molte persone che non riescono a pagare la rottamazione non hanno solo cartelle. Hanno anche un prestito, una carta revolving, un mutuo, qualche debito con i fornitori. La rottamazione riguarda soltanto una parte dei debiti col Fisco e con l’INPS: tutto il resto resta fuori, e continua a correre.
Le procedure del Codice della crisi (D.Lgs. 14/2019) guardano invece all’insieme dei debiti, cartelle comprese. Con la ristrutturazione dei debiti del consumatore o con il concordato minore si propone ai creditori un piano che può prevedere anche il pagamento solo di una parte dei debiti (art. 67 CCII), e il giudice può sospendere i pignoramenti con il decreto di apertura (artt. 70 co. 4 e 78 co. 2 CCII). Con la liquidazione controllata i pignoramenti si fermano con la sentenza di apertura (artt. 150 e 270 CCII) e, trascorsi tre anni, si può ottenere la liberazione dai debiti rimasti non pagati (art. 282 CCII). Come vengono trattati i debiti col Fisco dentro queste procedure lo spieghiamo nell’articolo sui debiti con l’Agenzia delle Entrate e le cartelle.
Non è detto che convenga sempre smettere di pagare la rottamazione per passare a una procedura: dipende da quanto pesano le cartelle rispetto agli altri debiti, da quanto guadagni e da che cosa possiedi. È una scelta da fare con i numeri davanti, meglio prima della scadenza che dopo.
Domande frequenti sulla rata della rottamazione quinquies
Ho saltato la rata di luglio: se pago quella di settembre sono salvo?
Per ora sì. Pagando il 30 settembre non arrivi a due rate non pagate, ma la somma versata copre la rata di luglio e resti una rata indietro. Per non decadere dovrai recuperare quella rata prima della fine del piano.
Posso pagare la rata del 30 settembre il 3 ottobre?
Solo se è l’ultima rata del tuo piano. In tutti gli altri casi il pagamento in ritardo conta come rata non pagata.
Se decado, perdo i soldi che ho già versato?
No. Restano come acconto sul debito originario, che però torna dovuto per intero, con sanzioni e interessi.
Dopo la decadenza posso chiedere una rateizzazione normale?
No. Per i debiti per cui la rottamazione è diventata inefficace la legge esclude la dilazione ordinaria dell’art. 19 D.P.R. 602/1973.
Le cartelle della rottamazione possono entrare in una procedura di sovraindebitamento?
Sì. Nelle procedure del Codice della crisi entrano i debiti verso tutti i creditori, compresi il Fisco e l’Agente della riscossione, secondo le regole di ciascuna procedura.
Ci sarà una rottamazione anche per IMU, TARI e tributi del Comune?
La legge n. 88/2026 permette agli enti territoriali di estendere la rottamazione quinquies ai loro debiti affidati all’Agente della riscossione dal 2000 al 2023, se l’ente adotta un provvedimento apposito. In quel caso l’adesione si presenta tra il 16 ottobre e il 15 dicembre 2026. Conviene controllare sul sito del proprio Comune o della propria Regione.
Da dove si comincia
Non riuscire a pagare una rata non è una colpa, e non sei l’unico: la rottamazione è stata costruita con scadenze fitte, e basta un mese difficile per restare indietro. Quello che conviene evitare è aspettare che la decadenza arrivi da sola, perché dopo le possibilità si riducono. Nel primo colloquio guardiamo insieme la comunicazione delle somme dovute, le rate già pagate e gli altri debiti, e ti diciamo se conviene continuare con la rottamazione o se c’è una strada che li affronta tutti insieme, con quali tempi e quali costi. Guardare non impegna a nulla.
Avv. Berardo Di Ferdinando — dal 2016 si occupa in via prevalente di sovraindebitamento e crisi d’impresa. Master universitario di II livello in gestione della crisi d’impresa e da sovraindebitamento; iscritto agli elenchi dei gestori della crisi presso il Ministero della Giustizia.
Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2026.