201411.18
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Usura bancaria. Cumulo fra interessi corrispettivi e moratori: sì o no??

interessi moratoriRecentemente la giurisprudenza di merito si sta occupando della oramai nota questione del cumulo fra interessi corrispettivi e moratori ai fini della determinazione del tasso effettivo contrattuale (es. mutui, leasing ecc…). Numerosissimi i contenziosi avviati sulla base di tale presupposto, sul quale la giurisprudenza sta assumendo orientamenti piuttosto diversificati.

L’orientamento maggioritario pare essere piuttosto sfavorevole al cumulo fra interessi corrispettivi e moratori. In questo senso si sono recentemente espressi: Tribunale di Roma, 16 settembre 214 (Pres. Federica D’Ambrosio – Est. Barbara Perna); Tribunale di Sciacca, 13 agosto 2014 (Est. Lo Presti), e Tribunale di Verona, 27 aprile 2014 (Est. Mirenda), Tribunale civile di Pesaro, ordinanza (Dott.ssa Carla Fazzini) . Le motivazioni addotte a sostegno della tesi del divieto di cumulo sono pressoché simili, e principalmente basate sul presupposto che:

1) l’interesse moratorio, a differenza di quello corrispettivo, ha funzione di remunerare forfetariamente la banca dal danno subito per effetto del ritardo nel pagamento della rata;

2) l’interesse moratorio è dovuto nella sola fase patologica del contratto, ovvero nella sola ed eventuale ipotesi in cui il pagamento venga eseguito in ritardo rispetto alla scadenza pattuita.

I contenziosi avviati sulla base dell’assunto del cumulo sono basati su di un’erronea interpretazione (purtroppo mal condizionata dai “media d’assalto” ) della sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 350 del 09 Gennaio 2013 sul cui testo giammai si fa riferimento ad operazioni di sommatoria fra interessi corrispettivi e moratori ai fini del calcolo del tasso effettivo contrattuale. Tale decisione poggia le sue basi sul D.L. del 29 dicembre 2000, n. 394 e sulla sentenza n. 29 del 25.02.2002 della Corte Costituzionale che, con altrettanta chiarezza, giammai considerano la possibilità di addizionare interesse corrispettivo ed interesse moratorio. Esempio lampante di distorta lettura giurisprudenziale è, purtroppo, la sentenza del Giudice di Pace di Domodossola del 02 maggio 2014 (Est. Crapanzano).

Tuttavia, altrettanto recentemente, il Tribunale di Treviso, con sentenza dell’11 aprile 2014 (Pres. Casciarri – Est. Elena Rossi) ha aperto uno spiraglio a favore della possibilità di considerare unitariamente gli interessi corrispettivi e quelli moratori. Infatti, capita spesso che gli istituti di credito – che in difesa del divieto di cumulo affermano che gli interessi moratori vengono applicati in luogo di quelli corrispettivi sulla sola quota capitale della rata – calcolino gli interessi moratori sull’intera rata scaduta, e quindi anche sugli interessi corrispettivi previsti in ammortamento. In particolare, il Tribunale di Treviso ha osservato che, se rapportando gli interessi moratori (calcolati sull’intera rata) alla quota capitale della rata pagata in ritardo tali interessi si esprimessero in una percentuale superiore al tasso soglia, il cumulo sarebbe consentito poiché derivante proprio dall’operazione contabile posta in essere dalla banca (appunto, il calcolo degli interessi di mora sull’intera rata e non già sulla sola quota capitale, come invece dovrebbe essere).

Anche il Tribunale fallimentare di Parma, con ordinanza del 25 luglio 2014 (Est. Rogato) ha ammesso al passivo di un fallimento un credito bancario per la sola quota capitale residua. Tale anomalia aveva sede nel testo dello stesso contratto di mutuo, laddove espressamente prevedeva che gli interessi moratori non erano sostitutivi, bensì cumulativi a quelli corrispettivi. Classico esempio è allorquando il testo si esprima con frasi del tipo “..sulle somme, a qualsiasi titolo dovute alla banca, maturano interessi moratori”. Potrà comunque riscontrarsi l’ammontare esatto degli interessi moratori e la loro base di calcolo dall’esame delle ricevute delle rate pagate in ritardo.

Però, giunti a questo punto, la domanda sorge spontanea:

se la banca sostiene che il cumulo fra interessi corrispettivi e moratori non può essere fatto, perché invece, quando paghiamo le rate in ritardo, la banca lo fa?

La risposta a questa domanda risiede nella possibile applicazione dell’art. 3 (Finanziamenti con piano di rimborso rateale) della Delibera C.I.C.R. del 9 Febbraio 2000 che, al comma 1., recita che “Nelle operazioni di finanziamento per le quali 6 previsto che il rimborso del prestito avvenga mediante il pagamento di rate con scadenze temporali predefinite, in caso di inadempimento del debitore l’importo complessivamente dovuto alla scadenza di ciascuna rata può, se contrattualmente stabilito, produrre interessi a decorrere dalla data di scadenza e sino al momento del pagamento. Su questi interessi non è consentita la capitalizzazione periodica“. 

Dalla lettura di tale disposizione, è evidente che la base di calcolo degli interessi corrispettivi è costituita dalla sola sorte capitale della rata, mentre la base di calcolo degli interessi moratori può essere rappresentata, solo se contrattualmente stabilito, dall’intera rata (composta appunto da sorte capitale ed interessi corrispettivi). Per stabilire se sussista o meno tale pattuizione contrattuale occorre verificare la presenza di espressioni testuali del tipo “..sulle somme, a qualsiasi titolo dovute alla banca, maturano interessi moratori“. Tale differente presupposto di calcolo, se convenzionalmente presente, è sicuramente più vantaggioso per gli Istituti di credito che per i clienti delle banche, giacché questi ultimi, come appena detto, non potrebbero giovarsi della medesima base di calcolo degli interessi moratori. 

Inutile precisare che quanto appena detto pone banca e cliente su di un piano di totale disparità e, soprattutto, lascia sorgere un ulteriore interrogativo e cioè:

se una fonte subordinata, quale è appunto una Delibera emessa dal C.I.C.R., consente alla banca di utilizzare a suo favore una base di calcolo degli interessi moratori ad essa più vantaggiosa, perché non altrettanto potrà dirsi per il cliente della banca ai fini della determinazione del tasso effettivo di un finanziamento?

Per poter rispondere a tale interrogativo, di fronte alla palese violazione del principio costituzionale di eguaglianza ed al probabile eccesso o difetto di delega legislativa, occorrerebbe “scomodare”, ad avviso di chi scrive, la Corte Costituzionale. Di palese evidenza è il fatto che il D.L. del 29 dicembre 2000, n. 394, pur non considerando espressamente alcuna possibilità di sommatoria fra tassi eterogenei, altrettanto espressamente non la esclude. Non sussiste dunque alcuna espressa delega od esclusione in tal senso, da parte della Legge 108/96, per i cui profili di incostituzionalità si rinvia ad altro articolo. 

Pertanto, per concludere, non si ritiene ammissibile né sufficiente – a sommesso avviso di chi scrive – la mera operazione di sommatoria fra tasso di interesse corrispettivo e moratorio, bensì occorre riproporzionare quest’ultimo alla quota capitale della rata pagata in ritardo, cosicché da poter verificare se, rapportando l’interesse moratorio (sempreché contrattualmente pattuito ed applicabile sull’intera rata pagata in ritardo) alla quota capitale della rata stessa, il valore dell’interesse moratorio esprima o meno una percentuale superiore al tasso soglia, sul solco del più articolato orientamento – che si ritiene maggiormente condivisibile – seguito dal Tribunale di Treviso, nella già citata sentenza dell’11 aprile 2014 (Pres. Casciarri – Est. Elena Rossi).

(Avv. Berardo Di Ferdinando)

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