201307.19
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La responsabilità di Equitalia e dei soggetti impositori.

E’ accaduto proprio ad un cliente del nostro studio.

Nel lontano 1989, M.C.  vende la sua auto Fiat ad un terzo acquirente con passaggio di proprietà regolarmente trascritto al competente P.R.A.. Nel 2004, Equitalia Sud iscrive un fermo amministrativo su altra vettura del ns. cliente – che nel frattempo aveva ceduto a terzi – per il mancato pagamento di contravvenzioni per violazione del codice della strada, elevate il 21 marzo 1996 nei confronti di ignoto conducente della vecchia autovettura Fiat venduta nell’89. Nonostante ciò, gli accertatori addebitano anche al ns. assistito i verbali e, nonostante fosse abbondantemente decorsa la loro prescrizione, la Prefettura di Vibo Valentia li iscrive a ruolo. Di lì, la notifica di una cartella esattoriale Equitalia di circa 800,00 euro, ed il successivo fermo amministrativo della vettura.

Dopo aver richiesto alla Prefettura l’emissione di un provvedimento di sgravio fiscale con richiesta di annullamento della cartella esattoriale e del fermo amministrativo, la Prefettura di VV ne dispone invece la sospensione “sine die” (in parole povere “a tempo indefinito”). Di qui la necessità di avviare un’azione giudiziaria di opposizione all’esecuzione davanti al Giudice di pace di Atri che, con sentenza n. 140/2013 del 22 febbraio 2013, ha accolto in pieno le richieste di questo studio legale condannando la Prefettura di VV in solido con Equitalia Sud S.p.A. al pagamento delle spese legali.

Nella sentenza il Giudice testualmente afferma: ” Nel merito si può rilevare innanzitutto l’illegittimità dell’iscrizione a ruolo delle sanzioni per violazioni al C.d.S. che erroneamente venivano elevate al ricorrente; in secondo luogo erroneamente la Prefettura di Vibo Valentia provvedeva soltanto ad una sospensione della cartella esattoriale, mentre essa, riconosciutane l‘illegittimità, andava annullata. Aggiungasi che l’agente della riscossione è un ente preposto all’incasso dei crediti in base alle leggi e ai regolamenti, ciò previo esame della regolarità dell’ordine impartito dagli enti pubblici richiedenti, nonché valutazione dei limiti entro cui l’ordine stesso può essere eseguito. In particolare Equitalia ha l’obbligo dì controllare la regolarità formale e sostanziale dei ruoli nonché predisporre le cartelle esattoriali ed eseguire la procedura esecutiva seguendo le leggi. In sostanza, Equitalia è obbligata a verificare la reale sussistenza del credito presupposto all’esecuzione od alla misura cautelare; pertanto, la grave negligenza nell’adempimento di questi doveri può dar luogo ad risarcimenti del danno, a titolo di responsabilità per lite temeraria, a causa del mancato uso di un minimo di diligenza e controllo della legittimità dei propri atti.  

Vi è da aggiungere, inoltre, che dei verbali sottesi al procedimento nulla viene mostrato a prova di una loro notificazione, e in ogni caso trattandosi di verbali emessi il 21 marzo 1996 e la relativa cartella notificata il 10.05.2001, essi erano da dichiararsi prescritti. Compito dell’Agente di riscossione era anche di verificare i termini di decorrenza.

Conseguentemente non doveva essere predisposto il fermo amministrativo.

Per i motivi esposti, visti provvedimenti adottati dalla Prefettura di Vibo Valentia, la domanda viene accolta e per l’effetto la cartella esattoriale, solo sospesa, deve essere annullata come anche i susseguenti atti (fermo amministrativo).

(omissis).

Le spese di giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza e vengono posti a carico in via solidale delle parti convenute.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso presentato da C. M. e per l’effetto annulla la cartella esattoriale.

Condanna la Prefettura di Vibo Valentia e la Equitalia Sud S.p.a. in via solidale al pagamento in favore del ricorrente delle spese di lite che liquida in 1.000,00 oltre oneri accessori come per legge a titolo di compenso professionale.

Così deciso in Atri 22.2.2013

Il Cancelliere

Il Giudice di Pace

La decisione si fonda sull’art. 6 della L. 241/1990 che obbliga il responsabile del procedimento – che svolga dietro compenso la propria attività per l’adempimento di funzioni amministrative espressamente ed inderogabilmente attribuitegli dalla legge - a verificare d’ufficio ciò che la legge gli impone, al fine di evitare l’invio di “cartelle pazze” come nel caso di specie, e/o di iscrivere sine titulo provvedimenti di fermo amministrativo. L’art. 6 della citata norma testualmente recita che “il responsabile del procedimento: valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l’emanazione di provvedimento. Dunque, sia l’ente impositore che l’agente per la riscossione avrebbero dovuto svolgere, a monte, un accertamento volto ad evitare l’illegittima emissione della cartella esattoriale, a verificarne l’esistenza di precedenti impugnazioni e/o sospensioni e, soprattutto, ad accertarne d’ufficio l’insussistenza della pretesa per carenza dei presupposti formali e sostanziali; in particolare detti obblighi gravano sulla società incaricata della riscossione, al momento dell’iscrizione del provvedimento di preavviso di fermo amministrativo. Nessuno infatti, che sia responsabile delle sue azioni, può pretendere, in alcun ordinamento giuridico, di esercitare un’attività altamente lucrativa, senza rispondere degli errori di cui si è reso colpevole, trincerandosi dietro, ad esempio, la scusa di non essere stato informato dall’ente impositore. In sostanza l’agente addetto alla riscossione ha provveduto al fermo amministrativo dell’autoveicolo, senza effettuare alcun controllo sulla regolarità e debenza del credito vantato, ed il comportamento tenuto è da considerasi, senza alcun dubbio, colposamente censurabile e lesivo dei diritti personali e patrimoniali, come degli interessi e della qualità della vita del nostro assistito.

Se dunque vi arrivasse a casa qualcosa di poco chiaro, non esitate a rivolgervi immediatamente ad uno studio legale per far accertare se effettivamente lo Stato o, per esso, l’Equitalia possano o meno effettivamente pretendere da voi il pagamento di determinate somme.

(Avv. Berardo Di Ferdinando)

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