201204.10
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Anatocismo bancario: “Milleproroghe” INCOSTITUZIONALE

Con sentenza n. 078, emessa il 02.04.2012 e pubblicata 05.04.2012, la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 2, comma 61, del decreto legge n. 225 del 29.12.2010 (c.d. “Decreto Milleproroghe”), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10. La norma censurata testualmente recitava che “In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’art. 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge”. Il varo della Somma Corte ha preso le sue mosse dalle ordinanze assunte dai Tribunali di Brindisi, sezione distaccata di Ostuni (ord. del 10 marzo 2011); Benevento (ord. del 10 marzo 2011); Lecce, sezione distaccata di Maglie (ord. dell’8 aprile 2011); Potenza (n. 03 ordinanze emesse il 13 aprile 2011); Catania (ord. del 26 luglio 2011); Nicosia (ord. del 30 luglio 2011) e Venezia (ord. del 13 aprile 2011).
La sentenza della Corte – che ha sciolto definitivamente il nodo relativo alla decorrenza del termine di prescrizione decennale della ripetizione dell’indebito per interessi anatocistici – rispecchia in concreto la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 24418 del 2010, sposandone praticamente i contenuti, e confermando il distinguo fra versamenti ripristinatori e solutori: per i primi, il termine decorre dalla data di chiusura del conto, mentre per i secondi la prescrizione decorre dalla data dell’annotazione in conto corrente degli interessi anatocistici.
Secondo la Corte Costituzionale, “l’efficacia retroattiva della deroga rende asimmetrico il rapporto contrattuale di conto corrente perché, retrodatando il decorso del termine di prescrizione, finisce per ridurre irragionevolmente l’arco temporale disponibile per l’esercizio dei diritti nascenti dal rapporto stesso, in particolare pregiudicando la posizione giuridica dei correntisti che, nel contesto giuridico anteriore all’entrata in vigore della norma denunziata, abbiano avviato azioni dirette a ripetere somme ai medesimi illegittimamente addebitate”. La norma censurata vìola pertanto l’art. 3 Cost., poiché, ad effetto della retroattività della prescrizione, non rispetta i principi costituzionali di eguaglianza e ragionevolezza. L’annotazione in conto non può rappresentare il dies a quo ai fini della decorrenza della prescrizione, poiché costituisce circostanza di fatto esulante dalla sfera conoscitiva del cliente, il quale viene reso “edotto delle movimentazioni del conto soltanto con la ricezione dell’estratto conto”, e non con l’esecuzione dell’annotazione medesima, collocabile in un momento temporalmente anteriore a quando lo stesso correntista – preso atto dell’illegittima applicazione della capitalizzazione degli interessi passivi – avrebbe potuto richiederne alla banca la ripetizione. Inoltre l’efficacia retroattiva della decorrenza della prescrizione avrebbe ridotto irragionevolmente l’arco temporale disponibile per l’esercizio dei diritti nascenti dal rapporto di conto corrente bancario, pregiudicando peraltro la posizione di tutti quei correntisti che, nelle more, avevano già avviato azioni giudiziarie di ripetizione dell’indebito.
La Somma Corte aggiunge che la norma censurata vìola anche con l’art. 6 della C.E.D.U., che sancisce il principio della preminenza del diritto e il concetto di equo processo, ed assurge – in virtù del disposto dell’art. 117, comma 1, Cost. – a norma costituzionale. In virtù di tale principio, il potere legislativo può ingerirsi nell’amministrazione della giustizia con norme retroattive che influenzano l’esito giudiziario di una controversia solo per motivi imperativi d’interesse generale. Non ravvisando, nella specie, l’esistenza di taluno di detti motivi, la Corte Costituzionale ritiene violato anche l’art. 117, comma 1, Cost., posto in relazione al citato art. 6 della C.E.D.U..
Conclusivamente – con riferimento alla prescrizione del diritto del correntista alla ripetizione delle somme incamerate dalla banca a titolo di interessi anatocistici – rivive l’interpretazione dell’art. 2935 cod. civ. resa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 24418 del 2010.

(Avv. Berardo Di Ferdinando)

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